Un po’ di ordine sul Whisky

Spirits

Il whisky è considerato uno dei distillati più famosi del mondo, e probabilmente quello a cui si lega maggiormente la concezione di un alcolico di riflessione. Se immaginassimo il classico gesto di degustare lentamente un bicchiere, magari seduti in poltrona e davanti ad un camino o ad un libro, penseremmo immediatamente al whisky, se ci aggiungessimo anche un gatto peloso da accarezzare, subito penseremmo al cattivo di James Bond.

Ma vediamo ora quanti tipi ne esistono e quali sono le peculiarità di ognuno, per poterlo scegliere al meglio.

Il nome non è che la prima differenziazione tra distillati di origine Scozzese, canadese e Giapponese, i whisky e quelli di origine irlandese e statunitense che producono whiskey.

Le principali tipologie di whisk* si contraddistinguono fra di loro per le caratteristiche dei luoghi in cui vengono prodotti, che a volte coincidono fra di loro (vedi il clima della Scozia, sorprendentemente simile ad alcune zone del Giappone), mentre altre costituiscono vere e proprie rarità che rendono ogni sorso un’esperienza unica da degustare.

Geograficamente parlando, possiamo dividere le tipologie di whisky in zone differenti: Scotch Whisky, Irish Whiskey, American Whiskey e Japanese Whisky.

Per quanto riguarda gli Scotch, vi sono diverse sottocategorie determinate dalla materia prima utilizzata per ottenere il whisky, tra cui:

  • Single Malt: significa uno Scotch Whisky prodotto solo da acqua e malto d’orzo da una singola distilleria e da una distillazione discontinua in alambicco; Il sapore dipende dalla zona di produzione e dagli affinamenti: può spaziare dal torbato d’assalto di Islay ad una passeggiata in un roseto fiorito in puro stile Speyside.
  • Blended Malt/Grain: sono due combinazioni differenti di solo malto d’orzo o solo grano presi da diverse distillerie per miscelarli fra loro. Equilibrati e morbidi, tendenzialmente sono prodotti più “facili” rispetto ai single malt.
  • Grain: Scotch Whisky distillato in una singola distilleria ma che, oltre all’acqua e all’orzo maltato, può anche essere prodotto da cereali integrali di altri cereali maltati o non maltati; Il risultato di questa distillazione è un distillato fresco e leggero.
  • Blended Scotch: è definito come una combinazione di uno o più Single Malt scozzesi con uno o più Single Grain, secondo le pratiche tradizionali di miscelazione; in base al blend eseguito possiamo avere risultati diversi, in linea di massima è il più adatto alla miscelazione.

Gli Irish Whiskey invece sono molto diversi rispetto agli scozzesi: prima di tutto non sono mai torbati, nonostante i giacimenti di torba abbondino in Irlanda, quanto in Scozia. La seconda fondamentale differenza è il numero di distillazioni, che solitamente sono 3 e questo comporta un assetto diverso di sapori e profumi. La distillazione può essere “mista”, ovvero fatta mediante l’uso sia di alambicchi continui che discontinui. Terza grande differenza sono le materie prime: per fare Irish whiskey serve una base di malto a cui possono essere aggiunta segale, avena o grano. Come vedete il disciplinare è molto meno stringente e ciò provoca non pochi problemi con le etichette. Gli anni di affinamento in botte sono 3 come per lo Scotch. Il sapore è mieloso, morbido, delicato, floreale e sicuramente molto più vellutato rispetto allo Scotch whisky.

L’American Whiskey è anch’esso una macrocategoria, che vanta diversi sotto gruppi, quali:

  • Bourbon Whiskey
  • Rye Whisky
  • Straight

E questi sono i principali, che a loro volta assumono nomi e volti diversi in base allo stato di produzione, di cui citiamo i due principali: Kentucky e Tennessee. A dire il vero il Tennessee whiskey è uno straight bourbon, ma per legge non può essere chiamato in questo modo, per via della filtrazione finale.

  • Gli Straight (Bourbon o Rye) sono stati affinati per almeno due anni in botte e non contengono nulla se non cereali e acqua, non ci sono altri “ingredienti”. Se non sono specificati gli anni sono almeno quattro, proprio per questo molti distillatori tendono ad affinare il bourbon per almeno 4 anni, per non venire penalizzati “visivamente” in etichetta.
  • BOURBON Per essere chiamato tale deve essere fatto negli Stati Uniti d’America, con il 51% di mais, e poi essere invecchiato in botti di quercia americana carbonizzata. I profumi e i sapori sono affumicati, ma non torbati. Il gusto del bourbon è rotondo, morbido, caramellato, speziato e burroso.
  • RYE Le regole sono le stesse: 51% di segale, invecchiamento di botti di quercia americana carbonizzata. Il gusto del rye è molto più austero, meno abboccato, con note speziate, pungenti di oliva e menta al limite dell’amaro e si fa strada menando fendenti e pugni in faccia, ma merita un assaggio.

JAPANESE WHISKEY, inizialmente il whisky giapponese è nato come semplice emulo dello Scotch whisky, ma gli sviluppi sono stati inaspettati e i single malt e blended giapponesi hanno raggiunto livelli di altissima qualità. Difficile tracciare un profilo univoco, come lo Scotch whisky ci sono molte interpretazioni del Sol Levante. Alcuni sono anche torbati, visto che in Giappone la torba non manca. In ogni caso non è mai aggressivo, anzi è delicato, morbido, caratterizzato da un equilibrio zen e grande eleganza. Non pensate ai blended giapponesi come a dei prodotti di serie B, ci sono dei whisky prodotti con Coffey da urlo.

Speriamo di aver fatto chiarezza in questa moltitudine di nomenclature e stili, ora non manca che provarli !

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