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IL LATO OSCURO DI PIERO 58

Dopo pochi mesi dal lancio del suo prodotto ormai diventato iconico, soprattutto nel bresciano, sua zona d’origine, ovvero il PIERO DRY GIN, assistiamo al lancio di un altro prodotto destinato a seguire la scia del suo predecessore, nonostante la particolarità di quest’ultimo.

Infatti questo nuovo prodotto si presenta in confronto al Piero Dry Gin come lo ying e lo yang, come il rovescio della medaglia.
Tanto trasversale uno, tanto selettivo l’altro.

La delicatezza del primo si contrappone alla decisione del secondo e anche l’occasione d’uso si presenta diversa: se uno è perfetto per tutto, soprattutto per un bel gin&tonic, quest’ultimo si presta meglio a preparazioni più elaborate, ai grandi classici, con una verve e un nerbo non da tutti.

Anche se non sono moltissimi i brand a vantare un Navy Strength nella loro produzione, questa categoria è stata ed è tutt’ora una grande nella categoria dei gin.

Il Navy Strength Gin ha origini antiche, lo si incontra da molto prima che fosse possibile misurare l’alcol in volume di una bevanda, e non è altro che un gin distillato secondo la metodologia dei London Dry, ma con una peculiarità in più: la gradazione. Infatti la gradazione minima per un gin di questa tipologia è di 57.1%.

Ma perché una gradazione così alta?

Ai tempi delle palle di cannone e dei moschetti sulle navi veniva trasportato tutto l’occorrente per gli scontri armati insieme alle provviste alimentari e alle botti di gin. Durante le intemperie e le turbolenze, non era insolito che le botti di gin si rompessero, e si sa, la polvere da sparo bagnata rappresentava una condanna a morte in battaglia. Così la Royal Navy si trovò a fronteggiare questo problema, sulle navi avrebbero trasportato solamente del gin che superasse la prova empirica dell’infuocamento. Dopo aver immerso alcuni granelli di polvere da sparo nel gin, si provava a dare loro fuoco. L’etichetta “Navy Strength” indicava lo spirito sicuro da trasportare sulle navi della Marina militare.

La classificazione Navy continuata fino al 1890 e tutt’oggi indica un distillato con grado alcolico superiore al 57,15%.

Perché il nostro Gianpiero ha voluto orientarsi proprio su questa tipologia di prodotto?

Perché gli incalliti consumatori di Gin Tonic sono arrivati ad un punto in cui i 42° di un gin tradizionale non li sentono più, in quanto le papille gustative si sono assuefatte all’intensità di certe botaniche, facendo poi molta fatica a percepirle.

Di conseguenza c’era bisogno di un prodotto che fosse forte e deciso, mirato a tutti i Gin Addicted che si sono trovati nella sua stessa situazione.
Per questo motivo l’aggressività del packaging rispecchia più che degnamente la decisione del prodotto presentato da Gianpiero.

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